giovedì 21 ottobre 2010

Io sto con i pastori. Con gli oppressi, contro gli oppressori.
Chi sono gli oppressi? Sono le centinaia di migliaia di persone a cui ogni giorno viene succhiato il sangue. Sono donne e uomini smarriti in un mondo senza ideologie, dove la destra e la sinistra sono uguali nell'accettare passivamente qualunque imposizione dall'alto, che non hanno da perdere se non le loro catene, che non sanno chi può lottare per loro e che cercano nella disperazione di costruire la propria strada, a volte pacifica a volte meno. Una specie di Intifada della quale i Pastori Sardi sono gli ultimi protagonisti e va bene che nella storia anche loro hanno avuto le loro responsabilità, ma ora siamo nel 2010, qui ed ora qualcuno deve iniziare a rispondere di decenni di politica ed economia vampiresche.
Chi sono gli oppressori? La classe politica demente, priva di contenuti che campa solo di promesse elettorali sperando che il coperchio non salti mai. Industriali, manco a dirlo, senza scrupoli che affamano i lavoratori e giocano anche con la nostra pelle vendendoci latte di provenienza misteriosa e qualità inconoscibile. E ci sono poi quelle divinità sataniche che siedono negli uffici ministeriali e in quelli della Comunità Europea, squallide figure senza volto che emanano normative e direttive come fossero encicliche di un papa grigio; la loro parola è legge ma è una legge senza controllo e senza responsabilità.
Lentamente stiamo iniziando a dire basta, per ora senza una direzione, ma cresce la consapevolezza che questo potrebbe essere l'inizio di una nuova epoca di lotte e forse di vittorie, se invece di guardare al passato voltiamo il nostro sguardo al futuro e pensiamo a come creare una società nuova. La storia ci ha insegnato tanto, ma è ora di costruirne noi una nuova pagina. Contro la borghesia infame e demoniaca creiamo adesso il nostro dio degli oppressi e combattiamo per la libertà.

1 commento:

  1. Il tuo post mi ha fatto venire in mente una frase di Lacan citata in uno scritto di Badiou, il filosofo francese, che ho letto da poco. La frase dice più o meno che l'essenziale in una cura è "elevare l'impotenza all'impossibile". In altre parole, se la tua malattia è un'impotenza a fare qualcosa che viene ritenuto impossibile, tu devi cercare di inseguirlo, di raggiungere ciò che viene dato per impossibile.
    Ma come si fa? E qui viene il difficile. Badiou propone, tra le altre cose, di "reperire un punto reale sul quale non recedere, costi quel che costi", un punto "di pensiero e d'azione", che "l'unanime opinione dominante considera allo stesso tempo (e in maniera contraddittoria...) deplorevole e impraticabile", senza abbandonarsi a nostalgie storiche (che lui liquida come "depressive").
    L'esempio che mi viene in mente è il coraggio di chi ha detto "no" al ricatto di Pomigliano, la FIOM che cerca di resistere contro tutti per mantenere un dignitoso diritto al lavoro.
    Spero che il MPS sappia trovare dei punti su cui non recedere e contribuisca a costruire, come dici tu, "una nuova pagina", anche e soprattutto al di fuori dei tempi obbligati e confusi dell'emergenza che stiamo vivendo.

    A presto,
    beppe from INPI,in guardia festiva...

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